image

Intervista a Sebastiano Barone

1. Quali sono le maggiori potenzialità del territorio di Pachino?

Una delle potenzialità di questo territorio è la serricultura che, negli ultimi venti anni, ha subito una forte evoluzione. Si è passati da una superficie limitata e caratterizzata da strutture molto precarie a una serricultura dalle caratteristiche di elevato livello sia tecnologico che colturale. Affermazione che si impone nel territorio come una delle caratterizzazioni più importanti, come dimostra il processo di sostituzione delle classiche serre in legno con quelle metalliche dall’alta livello di automazione. Questo significa che è cresciuto il livello tecnico della coltivazione in serra. Accanto alla serricultura si sta riaffermando la viticoltura che nel passato è già stato un settore molto florido. La viticoltura si affrma nel dopoguerra e riesce ad assumere elevate dimensioni a livello regionale. In seguito all’introcuzione della serricultura, intorno agli anni settanta, il settore subisce un calo e un ridimensionamento fino ad arrivare ai nostri giorni per registrarne una ripresa come è dimostrato dalla presenza di impianti razionali, con strutture di trasformazione ecc.

2. Quali sono gli elementi che hanno determinato il successo del pomodoro di Pachino?

Il pomodoro di Pachino deve il proprio successo a una serie di fattori. Innanzi tutto le caratteristiche pedoclimatiche del nostro territorio le quali determinano la qualità del prodotto le cui caratteristiche qualitative sono differenti dal prodotto di un’altra zona. I fattori determinanti sono : l’acqua salmastra, che influisce sul sapore, la serbatezza e la consistenza; la luce, Pachino è il paese più assolato d’Europa; ed infine i terreni. Esistono, poi, fattori riconducibili all’attività del produttore pechinese. In primo fattore, è che il produttore di pachino ha saputo coniugare tutti questi elementi trasferendoli sulla qualità del prodotto, assumendo il concetto di prodotto di qualità come obiettivo principale; dall’altro dei nostri produttori; il secondo è rappresentato dal processo di aggregazione di produttori che si registra intorno agli anni settanta. Ciò determina l’eliminazione, o comunque il ridimensionamento, del commerciante. Il processo di aggregazione fa prendere coscienza al produttore di quanto importante fosse far conoscere e collegare il prodotto al nome Pachino. E’ grazie a quest’operazione che si afferma sui mercati il nome Pachino; sarà il consumatore a diffonderlo scoprendo nel prodotto pachino tutte le peculiarità che lo caratterizzano.

3. A quale esigenza risponde la creazione del Consorzio per la tutela del prodotto e il riconoscimento del marchio IGP?

Il riconoscimento di u marchio, in questo caso l’IGP, rappresenta una grande opportunità per una zona di produzione. Il consorzio ha il compito di tutelare il prodotto e, contemporaneamente, il consumatore che può trovarsi di fronte ad un qualsiasi prodotto spacciato per quello che non è. A tre anni dal riconoscimento definitivo del marchio si corre però il rischio che la denominazione pomodoro di Pachino diventi, genericamente, la denominazione del pomodoro ciliegino, cosa che non è.

4. Esiste un piano di MK per il prodotto IGP che preveda pubblicità e promozione del prodotto?

Il piano di Mk è uno degli obiettivi principali del consorzio, ma anche una grossa carenza da rilevare nell’attività del consorzio stesso. E’ vero che esistono diversi progetti, molti tentativi ma ad oggi non esiste un piano vero e proprio al quale fare riferimento.

5. In un momento di crisi come quello che oggi investe il comparto agricolo della “fascia trasformata”, come si colloca il pomodoro di Pachino?

Il pomodoro di Pachino è stato travolto dalla crisi che vive tutta l’area della fascia trasformata perchè, in questi anni potendolo fare, non è riuscito ad imporsi, per quelle caratteristiche che lo collocano in una posizione diversa sul mercato, rispetto agli altri pomodori e quindi a farlo uscire dalla crisi. In un momento di crisi come quello attuale la denominazione avrebbe potuto dare i suoi risultati.

6. Dal punto di vista della commercializzazione del prodotto, quali sono le maggiori difficoltà?

La mancanza di una programmazione nella produzione ci porta ad avere momenti di eccessiva produzione e momenti di forte carenza del prodotto. Questa carente pianificazione fa si che quando il prodotto manca i prezzi subiscono un rialzo e, viceversa, quando il prodotto è in esubero i prezzi calano vistosamente tanto da non rendere utile neppure la raccolta del prodotto. Questo provoca grossi problemi alle aziende che devono affrontare l’aumento dei costi di produzione a fronte di una riduzione del prezzo di vendita del prodotto.

7. Come affrontano la crisi dei mercati le imprese del territorio di Pachino?

Contro i momenti di crisi non esistono strategie. Oggi le imprese non sono organizzate. Hanno constatato che tutte le politiche attuate fino ad oggi, che avevano rappresentato una speranza per i momenti difficili, non sono più praticabili e invece di procedere in avanti si fanno passi indietro.

8. Quali politiche si attuano per la promozione del prodotto?

In passato abbiamo puntato sulla promozione su riviste specializzate e altri mezzi di comunicazione. Si è trattato di iniziative sporadiche, non coordinate, non pianificate per ottenere risultati duraturi.

La fase di Ricerca quantitativa e qualitativa ha l’obiettivo di capire le esigenze delle aziende e del territorio, individuare i progetti che necessitano di un adeguato sostegno formativo, formalizzare la domanda, concepire un piano di formazione e predisporre concretamente un programma formativo costituiscono le tappe di un processo che presuppone un lavoro creativo di analisi, riflessione e concertazione.