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Intervista a Giuseppe Taglia

imageNel mio lavoro di responsabile regionale dei consorzi dei prodotti a marchio, vado sempre ripetendo che i Consorzi si devono porre un obiettivo fondamentale: diventare un punto di riferimento concreto per lo sviluppo dell’economia locale. Non dobbiamo commettere l’errore di costruire nuova burocrazia, ma avere a cuore di formare un luogo di incontro in cui le persone possano riconoscere un bene comune. Mi sembra che il Consorzio di tutela e valorizzazione del Pomodoro di Pachino IGP stia percorrendo questa strada. Il mio ruolo é proprio quello di servire un cammino di crescita e sviluppo che pone al centro di ogni azione il bene della colletività  locale. 

Quali sono suo giudizio i punti di forza dell’autentico “Pomodoro di Pachino”?
Partiamo dal nome, “Pachino”,  affermato a livello nazionale e internazionale,  indica un tipico pomodoro. Questo da una parte é un punto di forza, ma é  anche una debolezza perché non richiama l’indicazione geografica, per ancorare il prodotto al territorio favorendo lo sviluppo e la crescita economica-sociale. Allora il lavoro da fare é comunicare che Pachino é un territorio, un’economia, degli uomini. Il messaggio che deve essere comunicao é appunto “Pomodoro di Pachino”.


Sulla base della sua conoscenza del comparto, quanto e come ritiene che il Pomodoro di Pachino possa essere competitivo sulla concorrenza?
Il successo del vero Pomodoro di Pachino é legato a una serie di azioni che coinvolgono tutti gli aspetti della filiera:  innovazione tecnica, organizzazione produttiva, trasparenza nei vari passaggi,  marketing. La sfida più grande sarà quella di trovare tutti insieme un percoso comune condiviso per lo sviluppo dell’economia locale. I segnali di questo bisogno ci sono,;  tutti, sia i “grandi” produttori che i “piccoli”  stanno manifestando la necessità di recuperare una fiducia nei rapporti che é  il punto di partenza per rilanciare un prodotto e un’economia locale.

Che livello di conoscenza ritiene abbia il consumatore medio del nostro prodotto? E gli operatori di mercato?
Ripeto, Pachino viene identificato ancora con un tipo pomodoro,  dobbiamo tutti insieme comunicare prima di tutto il legame con il territorio,  poi come viene fatto, le sue qualtità organolettiche, nutrizionali e salutistiche. Queste conoscenze non possono restare per gli “addetti ai lavori”, dobbiamo fare conoscere a tutti cosa c’é dietro un prodotto agricolo,  il lavoro di un imprenditore che non é più il classico agricoltore.

Che giudizio dà della attuale contingenza economica e politica il comparto agroalimentare italiano? 
Non basta solo produrre, forse l’abbiamo capito; le continue emergenze alimentari ci indicano la stada della tracciabilità,  dell’origine, del prodotto a basso conenuto di residui firtosanitari,  integrato e biologico. Difronte ai momenti di crisi, bisogna mettere in discussione il proprio modo di operare, avere l’umiltà di rimettersi in gioco,  confrontarsi, guardare e cercare di capire quello che succede. L’atteggiamento di apertura verso la realtà é quello che caratterizza l’imprenditore. Ci sono molti esempi odierni ma anche passati, basta pensare alle crisi del dopoguerra, degli anni settanta, che ci hanno visto sempre protagonisti di una ripresa impensabile.
Su quale strategia ritiene che il comparto ortofrutticolo pachinese dovrebbe puntare?
Prima di tutto sugli uomini, valorizzare tutte le persone che ogni giorno rischiano per apportare il loro contributo al bene della comunità locale.
Che ruolo può giocare il Consorzio in una strategia di rilancio del nostro prodotto?

Nel mio lavoro di responsabile regionale dei consorzi dei prodotti a marchio, vado sempre ripetendo che i Consorzi si devono porre un obiettivo fondamentale: diventare un punto di riferimento concreto per lo sviluppo dell’economia locale. Non dobbiamo commettere l’errore di costruire nuova burocrazia, ma avere a cuore di formare un luogo di incontro in cui le persone possano riconoscere un bene comune. Mi sembra che il Consorzio di tutela e valorizzazione del Pomodoro di Pachino IGP stia percorrendo questa strada. Il mio ruolo é proprio quello di servire un cammino di crescita e sviluppo che pone al centro di ogni azione il bene della colletività  locale.